la diciassettesima cucina.

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Porto Fluviale - rivoluzione ostiense (a suon di cicchetti)

Ne avete letto ovunque. Ne avete ammirato gli ambienti in ogni blog di cibo (in particolare su Puntarella Rossa). Forse vi siete anche stufati di tutto questo clamore gastro-mediatico e, alla festa d’inaugurazione, vi siete dovuti accontentare di qualche boccone consumato gomito a gomito (letteralmente) con tutta la società enogastronomica virtuale romana. 

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Sarò sociopatica, ma la folla dei grandi eventi (specialmente se culinari) e la mondanità del cibo non fanno per me. Ho aspettato pazientemente di poter prenotare un tavolo la sera dell’apertura ufficiale e sperimentare ciò di cui tutti instagrammano. 

Parcheggio diligentemente in via del Campo Boario come suggerito dal sito. Qualche passo più tardi varco la soglia di questo spazio dalle mille potenzialità e vengo accompagnata al tavolo, che per l’occasione è il più infame di tutto il locale: dietro un muretto di mattonelle candide grazie al quale non vedo il resto della sala, appiccicata al computer per le comande e in posizione ottimale per subire lo struscio e la frustrazione dei giovani camerieri. Cerco di ripetermi mentalmente che è la prima sera, che gli errori non saranno rari e che, comunque, in quest’occasione dovrò perdonarli. 

Quindi non mi stupisco più di tanto quando, dopo dieci minuti abbondanti (sono solo le 20.30) e nonostante la clamorosa vicinanza, i camerieri non sembrano capire che per ordinare dovrei consultare un menu. Un bel menu, tra le altre cose: divertente, stimolante e, soprattutto, dotato di pietanze disponibili a metà o in quarti di porzione. Dopo altri dieci minuti di attesa veniamo notati e, come saporite scuse, giungono al nostro tavolo alcuni cicchetti offerti.

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Arance condite (ottime), mozzarella e alici, uovo sodo e finocchiona (una combinazione  che mi ha conquistato, pur non essendo una fan sfegatata del salume toscano) e delle polpettine di melanzane.

La gola si asciuga in fretta e il mio litro di Fluvi-ale (rinfrescante golden ale made in Borgorose) tarda ad arrivare. I cicchetti finiscono e, dopo alcuni promemoria lanciati in direzione dei camerieri, giunge finalmente l’attesa birra.

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Piano piano arrivano anche i cicchetti ordinati, ma la gentile cameriera mi aveva già avvisato che, a causa della leggera disorganizzazione della prima serata, non tutto sarebbe stato disponibile. E infatti mi arriva solo una porzione veramente minuscola di tonno del Chianti (freddo - ma era scritto sul menu - gommoso, non particolarmente appetitoso… Dario Cecchini non sarebbe contento). Il mio accompagnatore è più fortunato e riceve tutti i suoi piccoli antipasti: gorgonzola & noci, crostino con fegatini (squisito) e involtino dei Nebrodi (non male).

Anche i primi, come tutto, sono disponibili in porzione dimezzata o nella versione cicchetto. Quante volte avrei voluto provare più di un primo e le porzioni gigantesche mi hanno fatto desistere! Esaltatissima scelgo mezza porzione di carbonara e mezza di tortellini panna prosciutto e piselli. Purtroppo nel caos che regna in sala la carbonara (a metà) viene recapitata soltanto al mio commensale, mentre io mi accontento dei confortanti tortellini, come solo mamma saprebbe fare (lode al prosciutto cotto, morbido e saporito).

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Assaggio la carbonara e rimango un po’ delusa. E’ corretta (cremosa, al dente), ma non mi convince. A Roma c’è sicuramente di meglio e nemmeno troppo lontano da qui.

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I secondi tardano ad arrivare meno di quanto mi aspettassi. Un cicchetto di tartare di manzo e un tris di mini burger (potevo forse esimermi?)

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Se una porzione di tartare intera è un piccolo cubo, il cicchetto è una fetta. La riuscita purtroppo non è delle migliori: la carne è troppo condita e la consistenza non di certo invitante, come se, invece del coltello, si fosse adoperato un tritacarne particolarmente insistente.

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Quello del tris è un piattino dall’aspetto divertente e abbastanza invitante. I tre hamburger sono: maremmano (manzo maremmano, lattuga, pomodori e salse), due carni (manzo e maiale, broccoletti e senape) e carbonara (maiale, uovo, lattuga, guanciale e pecorino). Le patatine sono abbastanza buone, probabilmente tagliate a mano, mentre i tre bocconcini di hamburger non riescono ad entusiasmarmi quanto mi sarei aspettata. Il due carni ha un sapore che non mi alletta, carbonara è anonimo, mentre il maremmano, più classico, è condito con una dose fin troppo generosa di salsa (maionese?) che lo zavorra senza motivo. Lo riproverò in versione “fratello maggiore”, chissà che non ne tragga beneficio in termini di equilibrio.

Concludiamo così la prima cena fluviale, troppo pieni per lasciarci tentare dai dolci (anche se ne passano alcuni decisamente di bell’aspetto). Il bilancio non sarebbe opportuno, perché la prima sera d’apertura a tutti è concesso sbagliare. 

UPDATE - 20/01/2013

Qualche giorno fa sono tornata da Porto Fluviale a pranzo, per provare il locale a distanza di un mese in un giorno tranquillo. I cicchetti stavolta c’erano tutti e hanno svolto egregiamente il loro compito, specialmente la polpetta di bollito con senape, davvero deliziosa. Meno interessante l’insalata russa, una sparuta cucchiaiata che, a mio parere, funziona poco come cicchetto.

I tortellini panna prosciutto e piselli, un guilty pleasure che fatico a mettere da parte, erano ancora buoni e rassicuranti, ma decisamente salati, come se al cuoco fosse scappata la mano al momento meno opportuno. I ravioli di ricotta con capperi olive e broccoli, pur serviti in una porzione abbondante, erano blandi e slegati dal condimento che avrebbe dovuto salvarli.

La burrata ai tre pomodori (secchi, freschi, appassiti) mi ha fatto ripensare con grande nostalgia a quella perfetta che avevo assaggiato da Roscioli. Qui i pomodori sono mischiati in un’accozzaglia dove l’unico sapore ad emergere è quello delle erbe aromatiche e dell’olio, che coprono senza rimedio la dolcezza della burrata (servita freddissima e un po’ tenace). 

Per finire i dolci, grandi assenti della scorsa visita. Pollice in su per la squisita crème brulée all’anice, ma un deciso “NO!” per la cheesecake, praticamente panna cotta servita su una base di biscotti. Non ricorda affatto il tipico dolce americano (leggermente acidulo, bilanciato dal topping e dalla burrosità della base), ma sembra una versione di qualità superiore della torta allo yogurt Cameo. Peccato.

Alla prossima per una “pizza review” del nuovo locale di Ostiense.

Porto Fluviale - via del Porto Fluviale 22, Roma.